Costruiamo Gentilezza

Come riconoscere subito i libri sulla gentilezza in biblioteca? La soluzione arriva da una buona pratica nata dalla bibliotecaria di Nepi

Come facilitare la ricerca dei libri sulla gentilezza in biblioteca e quindi favorire la diffusione della cultura della gentilezza? A  dare una risposta a tale esigenza é stata la bibliotecaria di Nepi, Francesca Zampaletta generando e realizzando presso la biblioteca in cui lavora un’apposita pratica gentile. Nepi (VT) é una comunità particolarmente sensibile all’argomento tant’é che sia il Comune che l’Istituto Comprensivo hanno sottoscritto un patto di partecipazione a Costruiamo Gentilezza, diventando Comunità Costruttrici di Gentilezza. La pratica gentile che ha ideato Francesca, l’ha intitolata “Libri gentili in evidenza” e ha condiviso come costruirla, a costo 0, nell’archivio dedicato presente nella piattaforma web di Costruiamo Gentilezza, affinché possa essere replicata da altre biblioteche interessate. Per fornire ulteriori  informazioni sull’argomento la bibliotecaria di Nepi ha risposto a una breve intervista.

In cosa consiste la buona pratica di gentilezza che hai ideato nell’ambito in cui lavori?

Dare un codice di collocazione ed etichettare ogni libro in nostro possesso è un’operazione basilare per rendere accessibili e allo stesso tempo facilmente individuabili i libri disposti sugli scaffali di una biblioteca. Evidenziarli con un colore diverso aiuta sia me bibliotecaria che l’utente: me perché così non vado a stravolgere l’ordine che nella nostra biblioteca hanno i libri sugli scaffali, ma allo stesso tempo per l’utente saltano subito all’occhio i libri gentili così caratterizzati; è per questo motivo che ho scelto l’arancione: è un colore molto brillante e molto ben distinguibile.

Come è nata l’idea di etichettare i libri con un codice riconducibile alla gentilezza?

L’idea è nata perché cercavo una soluzione che mi consentisse di non separare i libri riguardanti la gentilezza dal resto del posseduto della nostra biblioteca, mi piaceva l’idea di conservare un ordine già precostituito, ma allo stesso tempo volevo che questi libri fossero immediatamente riconoscibili. Quindi ho pensato di renderli molto più visibili adottando il colore arancione per le etichette del dorso. Inoltre ho aggiunto al codice di collocazione anche la specifica “GEN”, questo per consentire in futuro, nell’eventualità si desideri riunire tutti i libri sulla gentilezza su un unico scaffale, di farlo con più facilità.

Quando hai proposto questa buona pratica? Che riscontro hai avuto sinora? Gli utenti riconoscono più facilmente i libri gentili?

Ho proposto questa idea nel momento in cui con il nostro assessore della gentilezza abbiamo voluto integrare il patrimonio librario della nostra biblioteca con libri strettamente connessi al tema della gentilezza.
Le etichette colorate sicuramente fanno risaltare i libri rispetto agli altri e quanto meno generano curiosità tra l’utenza.

Alcuni esempi di titoli di libri che hai etichettato con il codice della gentilezza?

Moltissimi libri per bambini e ragazzi, dall’età pre scolare (per esempio: “La cosa più importante” di A. Abbatiello o “Le sei storie della gentilezza” di S. Agostini) scolare (“La buffa bambina” di E. E. Festa, “La gentilezza vola lontano” di F. Leocata) fino ai più grandi (“Wonder” R. J. Palacio, “Siate ribelli, praticate gentilezza” di S. Tommasi) e gli adulti (“La forza della gentilezza” di P. Ferrucci).

Cosa significa per te “cultura della gentilezza”? Quand’è che un libro si può definire “gentile”? Perché è importante diffonderla?

Qui non basterebbero poche righe per dirlo! 😁. Essere gentili dovrebbe essere un comportamento quasi istintivo, basta davvero poco, anche solo un sorriso, gesti che non costa niente fare, ma che producono sempre un risultato positivo. È importante diffondere il concetto che compiere un gesto gentile fa stare bene l’altro, e se sta bene l’altro sto bene anch’io e se a macchia d’olio si diffonde questo benessere stiamo bene tutti.
Un libro secondo me si può definire gentile se ti fa riflettere, ti fa “sentire” e ti lascia col sorriso.