Artese Annamaria

Località: Calabria / Rende
Intervista conoscitiva

Come costruisci la gentilezza nella tua comunità locale?
Costruire gentilezza nella comunità necessita di una pluralità di attori che, cominciando dalle Istituzioni, intervengano sui presìdi fondamentali: la scuola con la buona educazione, le associazioni con azioni positive, coinvolgendo tutte quelle realtà che hanno il bene comune come missione, con il faro della partecipazione, perché è la socialità che edifica l’avvenire.

Da piccolo chi è stato il tuo esempio di gentilezza?
Una persona generosa capace di regalarmi amore, sostegno e complicità, che mi ha insegnato che cosa è il rispetto e aiutato a capire come superare le difficoltà e le perdite ma anche a gioire delle tante sfumature incantevoli che la vita è capace di regalare. Tutto sta nel saper vedere…

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi concittadini?
“Ti ascolto”. Ascoltare per me diventa fondamentale perché solo l’ascolto, che si deve tradurre in comprensione, può trasformare una comunità in luogo di accoglienza per superare qualsiasi criticità e creare prospettive migliori.

Come può la gentilezza rendere più unita la comunità mettendo al centro i bambini?
I bambini rappresentano l’oggi, non solo il domani. E l’oggi dei bambini è un oggi fatto di purezza e di sensibilità. Una comunità non solo deve essere sensibile ma ha bisogno di avere sensibilità che è qualcosa in più: la sensibilità – e i bambini ce lo insegnano – vuol dire essere emotivi sì ma anche empatici e pronti a tendere le mani verso l’altro. I bambini devono essere coinvolti in tutte le attività di sostenibilità sociale. I più piccoli sono dotati di un’intelligenza emotiva propria, regalata in maniera disinteressata, e così devono fare gli adulti e la comunità tutta, scambiandosi esperienze e sensibilità per crescere insieme.

Quando un cittadino si comporta con maleducazione verso la comunità, come lo correggeresti con la gentilezza?
L’azione che può e deve aiutare a superare la maleducazione, che a volte purtroppo viene esercitata in forme diverse nei confronti della comunità, è il dialogo: parlare, spiegare e perché no coinvolgere nella vita attiva del territorio chi è stato nocivo verso la comunità, potrebbe essere un forte incoraggiamento positivo. Il dialogo diventa fondamentale per la crescita individuale e collettiva.