Colangelo Lidya

Località: Puglia
Ente: insegnante secondaria 1° grado
Intervista conoscitiva

Da piccola chi è stato il tuo “insegnante” di gentilezza?

La mia insegnante per la gentilezza è stata la maestra di Italiano della scuola elementare, Carmela Villani.
Emanava gentilezza già con il suo dolce profumo che si sentiva appena si avvicinava. Mi ha trasmesso l’amore per questa professione che poi ho deciso di intraprendere nel mio percorso di studi. Mi ha insegnato che per essere una brava insegnante non è sufficiente solo conoscere i contenuti ma è fondamentale saperli far arrivare al cuore di ogni studente e tutto ciò può avvenire non con la coercizione e con il timore del “voto” o del giudizio ma abbinando il “contenuto” al “contenitore” e al “mezzo” che l’insegnante usa per “travasarlo” nei propri studenti: il mezzo è, senza dubbio, la gentilezza, l’empatia, l’eleganza dei modi e la dolcezza dei toni ma anche una “gentile risolutezza” che determina l’autorevolezza del docente opposto dell’autorità.

Come insegni agli alunni la gentilezza?

Insegno la gentilezza attraverso l’esempio mio personale innanzitutto e raccontando come, nella storia e nella letteratura, sia stata sempre la gentilezza la protagonista, sia quando perseguita sia quando osteggiata e contraddetta.

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi alunni?

La mia parola gentile è: “GRAZIE”, apre porte, abbatte muri, spiana strade.

Come può la gentilezza aiutare bambini e ragazzi a vivere la scuola più serenamente?

La gentilezza può aiutare a vivere una vita scolastica più serena perché crea un setting, un ambiente, uno scenario di tranquillità d’animo, in cui ciascuno è predisposto non a temere l’altro ma a vederlo come un compagno di viaggio nell’itinerario della conoscenza.

Quando un alunno sbaglia, come lo correggi con la gentilezza?

Correggere un alunno con la gentilezza vuol dire fargli capire che si cresce, si cade e ci si rialza; si rimprovera e ammonisce l’errore e non si penalizza un’intera vita per uno sbaglio. Correggere con la gentilezza insegna a imparare dai propri errori e ripartire. La punizione fine a se stessa, invece, abbatte, crea senso di sfiducia in se stessi e timore dell’insegnante che è visto più come un giudice che come un educatore.

Cosa significa per te essere costruttore di gentilezza?

Oltre ad essere un’insegnante svolgo anche il ruolo di Consigliere Comunale nella mia città di San Severo e mi rendo conto che costruire la gentilezza significa “impersonare” la gentilezza, renderla protagonista delle nostre azioni quotidiane, cartina tornasole dei nostri atteggiamenti fino a quando essa diventa stile quasi inconsapevole, automatico e spontaneo del nostro essere insegnanti, cittadini, uomini e donne.