Fumasoni Angela

Località: Lombardia
Ente: insegnante Primaria
Intervista conoscitiva

Da piccola chi è stato il tuo “insegnante” di gentilezza?

Il mio primo insegnante di gentilezza è stato mio padre che mi ha insegnato i valori del rispetto e dell’amore verso gli altri.

Come insegni agli alunni la gentilezza?

Adoro il mio lavoro e il principio della gentilezza è il primo valore da trasmettere. Ritengo fondamentale il buon esempio dato ai bambini nella pratica quotidiana, entrare in classe con il sorriso ed essere accolti con un abbraccio porta tanta serenità. Insegnare significa dare  attenzione alle buone pratiche e ai piccoli gesti fra i compagni, per un saluto, per un ringraziamento, per aver aiutato o consolato chi non riesce a fare qualcosa, per essere riusciti a far pronunciare una parola a chi è in difficoltà, per essere corso verso un compagno per farlo rialzare da terra… I gesti e le parole della gentilezza aprono il cuore e appena ne scopriamo uno nuovo ci guardiamo tutti e con gran gioia ne parliamo insieme come fossimo una grande famiglia.

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi alunni?

CIAO COME STAI? Ogni giorno entrando in classe incontro ogni singolo/a bambino/a che saluto con un sorriso e guardandolo negli occhi gli chiedo “Come stai?”. Sì perché prima c’è la persona poi l’alunno/a.

Come può la gentilezza aiutare bambini e ragazzi a vivere la scuola più serenamente?

La mia scuola è una scuola dell’accoglienza costituita da bambini di provenienza multietnica che con grande gioia vivono esperienze di rispetto e di arricchimento culturale. I gesti e le semplici parole della gentilezza fanno sentire i nostri bambini accolti in un ambiente che da subito diventa familiare e aperto alla cooperazione. Nella progettazione sono previste varie pratiche dedicate al concetto di salute (la nostra è la scuola capofila della rete provinciale S.P.S. – Scuole che promuovono Salute) come Benessere psico-fisico dei nostri alunni e delle nostre alunne. Il linguaggio della gentilezza va accolto e diffuso come buona pratica costante da includere nella didattica non lasciandolo all’improvvisazione.

Quando un alunno sbaglia, come lo correggi con la gentilezza?

L’errore fa parte dell’apprendimento perciò non occorre demonizzarlo ma attraverso l’incoraggiamento del/la bambino/a si riguarda assieme e con semplici parole come “ non ti preoccupare”, “ora ti aiuto io” , “ proviamo insieme vedrai che poi lo capirai”… si incoraggia e lo si tranquillizza. Affrontare la classe prima con le prime attività sul quaderno ha comportato una grande attenzione all’accettazione dell’errore quindi si è reso necessario accompagnare i bambini con un supporto emotivo che non li facesse sentire incapaci e le parole gentili sono state un ponte.

Cosa significa per te essere costruttore di gentilezza?

La gentilezza si costruisce con l’esempio, i bambini ti guardano e da subito capiscono come sei, i rapporti interpersonali creati con l’affetto fanno crescere il rispetto e la fiducia e nel contempo permettono l’instaurarsi di un clima favorevole per l’apprendimento propenso alla condivisione.  Essere costruttori di gentilezza vuol dire guardare verso il FUTURO, se vogliamo costruire un mondo migliore e accogliente dobbiamo partire dai nostri BAMBINI rendendoli felici e responsabili delle loro azioni cercando di trarre il meglio da se stessi con uno sguardo verso una lettura critica della realtà reale e/o virtuale costruendo una personalità orientata alla gentilezza.