Costruiamo Gentilezza

Guarracino Adele

Località: Umbria
Ente: insegnante primaria
Intervista conoscitiva

1. Da piccola, chi è stato il tuo “insegnante” di gentilezza? I miei primi insegnanti sono stati i miei genitori e i miei nonni, che mi hanno mostrato come la gentilezza si nasconda nei piccoli gesti quotidiani: nell’ascolto senza fretta, nella cura verso gli altri e nel rispetto per l’ambiente che ci circonda.

2. Come insegni ai tuoi alunni la gentilezza? La gentilezza si insegna soprattutto vivendola e mettendola al centro della routine scolastica. Nel nostro percorso quotidiano, ispirato a un’idea di scuola collaborativa, attiva e aperta, la gentilezza si pratica con la condivisione degli spazi e dei materiali, la cooperazione invece della competizione, il rispetto dei ritmi di ciascuno e la valorizzazione delle diversità. Utilizzo spesso la cooperazione, il gioco e le attività all’aperto per far sperimentare ai bambini quanto sia bello prendersi cura degli altri e del mondo intorno a noi.

3. Qual è una parola gentile che usi spesso con i tuoi alunni? La parola che amo usare di più è “Insieme”. Affiancata da espressioni semplici ma potenti come “Proviamoci insieme”, “Accanto a te” o “Grazie”. È un termine che rassicura, abbatte le distanze e ricorda a ogni bambino che non è mai solo davanti a una sfida o a un ostacolo.

4. In che modo la gentilezza può aiutare bambini e ragazzi a vivere la scuola più serenamente? La gentilezza crea un ambiente d’apprendimento sicuro dal punto di vista emotivo. Quando la classe diventa un luogo accogliente dove non si ha paura del giudizio, i bambini si sentono liberi di esprimersi, di collaborare e di sperimentare. La gentilezza riduce l’ansia da prestazione, previene i conflitti e trasforma la scuola in una comunità di crescita condivisa, dove stare bene insieme è la base per imparare davvero.

5. Quando un alunno sbaglia, come lo correggi con gentilezza? Considero l’errore non come un fallimento o una colpa, ma come un fondamentale punto di partenza per imparare. Quando un alunno sbaglia, accolgo prima di tutto la sua intenzione: valorizzo ciò che c’è di positivo nel suo tentativo e lo guido attraverso domande stimolanti a riflettere e a scoprire da solo la strada corretta. Correggere con gentilezza significa dire: “Va benissimo sbagliare, è proprio così che il nostro cervello impara cose nuove. Riproviamoci insieme.”

6. Cosa significa per te essere costruttrice di gentilezza? Essere una “costruttrice di gentilezza” significa progettare ogni giorno, mattoncino dopo mattoncino, contesti in cui le relazioni umane, l’inclusione e il benessere emotivo siano importanti quanto i contenuti didattici. Significa piantare semi di empatia, rispetto e cittadinanza attiva nei bambini, fornendo loro gli strumenti per diventare adulti capaci di costruire un mondo più umano, accogliente e pacifico.