Costruiamo Gentilezza

Cacciaguerra Josephine

Località: Calabria / Morano Calabro
Intervista conoscitiva

1. Come intendi costruire gentilezza nella tua comunità locale?

Vorrei costruire gentilezza facendola diventare un modo concreto di vivere la comunità. Significa prendersi cura degli spazi comuni, rispettare le persone, ascoltare chi è più fragile, creare occasioni di incontro e insegnare ai bambini che ciò che appartiene a tutti merita ancora più cura di ciò che appartiene al singolo.

Credo in una gentilezza che non sia soltanto uno slogan, ma un comportamento quotidiano e contagioso, capace di trasformarsi in partecipazione, senso civico e responsabilità condivisa.

2. Chi è stato, da piccolo, il tuo esempio di gentilezza?

Innanzitutto la mia famiglia. Sono cresciuta imparando che la gentilezza non consiste soltanto nel pronunciare parole educate, ma nel rendersi disponibili, aiutare, accogliere e rispettare gli altri. Con il tempo ho compreso che gli esempi più importanti sono spesso quelli silenziosi: le persone che fanno del bene senza avere bisogno di raccontarlo.

3. Qual è una parola gentile che usi sovente con i tuoi concittadini?

“Grazie”. È probabilmente la parola che utilizzo più spesso perché credo profondamente nel valore della gratitudine. Ringraziare significa riconoscere il tempo, l’impegno e il valore dell’altro. Una comunità si costruisce insieme e ricordarsi di dire grazie significa anche riconoscere che abbiamo bisogno gli uni degli altri.

4. Come può la gentilezza rendere più unita la comunità, mettendo al centro i bambini?

Partendo proprio da loro. I bambini imparano molto più da ciò che ci vedono fare che da ciò che diciamo loro. Se insegniamo a rispettare un parco, a non sporcare una strada, ad aiutare un compagno, ad accogliere chi è diverso o più fragile, stiamo formando non soltanto bambini gentili, ma cittadini consapevoli.

Spesso, inoltre, sono proprio i bambini a riportare questi insegnamenti nelle loro famiglie. Per questo educare alla gentilezza significa investire nella comunità che avremo domani.

5. Quando un cittadino si comporta con maleducazione verso la comunità, come lo correggeresti con la gentilezza?

Con fermezza, ma senza umiliarlo. Per me gentilezza non significa permettere tutto. Significa spiegare che un comportamento che danneggia uno spazio pubblico, manca di rispetto a una persona o compromette il bene comune riguarda tutti noi.

Cercherei quindi il dialogo e soprattutto la responsabilizzazione, invitando, quando possibile, la persona a contribuire concretamente a rimediare. La gentilezza autentica non gira la testa dall’altra parte: educa, richiama e responsabilizza senza mai perdere il rispetto dell’altro.

6. Come Assessore alla Gentilezza, cosa significa per te essere un costruttore di gentilezza?

Significa provare ogni giorno a trasformare la gentilezza in comunità. Essere costruttori di gentilezza non significa essere sempre accomodanti o evitare i conflitti: significa scegliere il rispetto anche quando occorre essere fermi, creare ponti invece di alimentare divisioni e mettere al centro le persone.

Nel mio ruolo significa ascoltare, esserci, creare opportunità, occuparmi dei più fragili e insegnare ai più piccoli il valore del bene comune.

Sono convinta che una comunità gentile non sia una comunità più debole, ma una comunità più forte, responsabile e coraggiosa.

Un esempio concreto di questo modo di intendere la gentilezza è un’esperienza alla quale sono particolarmente legata: la nascita dello Spazio Empatia nel Comune di Morano Calabro.

Abbiamo voluto creare un luogo fisico di ascolto, accoglienza e prossimità, capace di avvicinare i cittadini ai servizi socio-sanitari e di ospitare iniziative rivolte alle famiglie, ai bambini e alle persone più fragili.

Lo abbiamo chiamato “Empatia” perché credo che una delle forme più profonde di gentilezza sia proprio la capacità di guardare il mondo anche dalla prospettiva dell’altro, comprenderne il bisogno e trasformare quella comprensione, quando possibile, in una risposta concreta.

Per me questa esperienza racchiude il significato più autentico dell’essere costruttrice di gentilezza: trasformare un valore in qualcosa che rimane – un luogo, un servizio, una relazione, una porta aperta alla comunità.