Grazioli Alessandro

Località: Lombardia / Torre Boldone
Intervista conoscitiva
Come costruisci la gentilezza nella tua comunità locale? 
Partendo dalle esigenze e dai bisogni che emergono dai cittadini e, più in generale, dal territorio; infatti ascoltare le “domande” è fonte di ispirazione per realizzare iniziative che siano realmente innovative e creative. La missione a Roma, primo incarico svolto in qualità di assessore alla gentilezza, è avvenuta in occasione della canonizzazione del Beato Palazzolo ed è nata proprio dal desiderio di dimostrare gratitudine alle suore del suo ordine che, ancora oggi, fanno opere di bene nel nostro Comune.  Questo è un esempio concreto dell’approccio che caratterizzerà il mio mandato che sarà guidato, pertanto, innanzitutto dalla gratitudine.
Da piccolo chi è stato il tuo esempio di gentilezza? 
Certamente mia zia Emila Mazza, musicista e insegnante di pianoforte al Conservatorio di Avellino, perché mi ha sempre fatto sentire speciale e amato. Credo, infatti, che la vera gentilezza possa nascere solo se innanzitutto si è avuto modo di sperimentarne gli effetti nella propria vita tramite dei testimoni.
Una parola gentile che usi sovente con i tuoi concittadini? 
Grazie. Pronunciare questa parola mi fa stare bene e credo che doni benessere anche a chi la riceve.
Come può la gentilezza rendere più unita la comunità mettendo al centro i bambini? 
Io credo che non possa esistere veramente una comunità se al centro non ci sono proprio i bambini e questo perchè, come diceva San Tommaso d’Aquino, “la giovinezza causa la speranza (…) infatti i giovani hanno molto avvenire e poco passato”. La gentilezza può essere, quindi, uno strumento con il quale noi adulti diamo ai piccoli una ragione e un esempio di relazioni positive che gli consentiranno di sperare, in modo ragionevole,  in quel futuro roseo al quale hanno diritto di credere.

Quando un cittadino si comporta con maleducazione verso la comunità, come lo correggeresti con la gentilezza? Mi ispiro sempre alle 3 regole della correzione fraterna che sono:

  1. Riconoscere che lo stesso errore potrei farlo anch’io;
  2. Esprimere la correzione che vorrei che fosse fatta a me;
  3. Ricordami che alla base di tutto c’è la relazione che rimane sempre una opportunità di cui prendersi cura.

Pertanto un gesto di maleducazione non può essere l’orizzonte ultimo di qualsiasi rapporto, cosi da diventarne l’eventuale pietro tombale, ma è una opportunità per ricominciare a camminare nuovamente insieme.

Come Assessore alla Gentilezza, cosa significa per te essere un costruttore di gentilezza? 
Credo che un costruttore di gentilezza possa essere realmente tale solo quando svolge l’incarico essendo se stesso. Infatti quando si è consci della propria unicità si capisce che per brillare non serve oscurare qualcun altro. Ognuno è una luce diversa e credo che la gentilezza sia uno strumento che possa tenere insieme un firmamento: tante stelle che brillano, infatti, generano un effetto di stupore in chi le osserva. Auguro di dare il mio contributo affinché il firmamento bellissimo che è già oggi la comunità di cittadini di Torre Boldone possa risplendere ancora di più.