Morandi Vanessa

Località: Lombardia / San Benedetto Po
Intervista conoscitiva
Come costruisci la gentilezza nella tua comunità locale?
Da neoassessore alla Gentilezza ritengo che questo importante valore non vada tanto costruito quanto diffuso. Sono le buone pratiche del quotidiano, la nostra disponibilità verso gli altri, l’esempio che diamo ai più piccoli, l’impegno nella comunità a livello civile e di volontariato, la capacità e la volontà di ascoltare gli altri, di sapersi mettere in ascolto senza preconcetti, mettendosi a disposizione.
Sono buone pratiche che esistono da sempre, vanno valorizzate, arricchite e messe in evidenza, affinché diventino contagiose ed acquisiscano la caratteristica di viralità.
Poi si possono sviluppare piccole azioni, in particolare dedicate ai più piccoli, ma non solo, dove la gentilezza sia diffusa come messaggio attraverso letture animate e spettacoli.
Da piccolo chi è stato il tuo esempio di gentilezza?
Certamente fondamentale è stato l’esempio familiare. I miei genitori, mia madre con la sua costante presenza, i miei genitori il loro continuo esempio quotidiano, i nonni stessi ed alcune zie. Poi la scuola certamente, alcuni insegnanti e la parrocchia. Sono tanti gli esempi di gentilezza che mi hanno fatto comprendere l’importanza di questo valore, nella quotidianità della vita e non solo una tantum. Ma devo aggiungere che anche un semplice gesto ricevuto da uno sconosciuto, una parola od un gesto gentile, fatto in modo spontaneo, col cuore, portano ad una riflessione in quel preciso momento, sulla gentilezza ricevuta. Diventa poi automatico sentirsi in dovere di donare un gesto gentile a propria volta. La gentilezza ha di bello che è contagiosa.
Una parola gentile che usi sovente con i tuoi concittadini?
Credo che la parola GRAZIE sia fondamentale ogni giorno. I miei concittadini sono fondamentali per “aggiustare il tiro”, per sapere quali scelte fare che siano le migliori per la propria comunità. Quindi grazie credo sia la parola che uso di più, per la collaborazione, la disponibilità e il supporto, ma anche le richieste, le proposte o le segnalazioni che ricevo. Come un grazie dal cuore va anche a tutti gli uffici che sono di supporto e permettono concretamente di rendere quel “grazie” detto al cittadino un miglioramento reale e concreto.
Come può la gentilezza rendere più unita la comunità mettendo al centro i bambini?
I bambini sono il futuro della società, sono loro i protagonisti del cambiamento. Dobbiamo far sì che a loro vengano date le capacità di mettere in atto le buone pratiche e di essere attivi e partecipi. Devono essere protagonisti fin da piccoli per poter essere cittadini attivi da grandi. Devono avere il loro spazio dove crescere in sicurezza, dotati di tutte le conoscenze necessarie a costruire una forte identità, che consentirà loro, una volta cresciuti, di avere la capacità di portare miglioramento. Ci vogliono forti radici per far crescere piante robuste, che sappiano adattarsi al vento senza spezzarsi, che sappiano essere resilienti come si dice in questo momento di grande difficoltà.
Quando un cittadino si comporta con maleducazione verso la comunità, come lo correggeresti con la gentilezza?
Le parole di rimprovero a poco servono, io ritengo serva di più un maggiore coinvolgimento. Quando ci si sente fortemente parte di una comunità, si ha un proprio spazio e un proprio ruolo, si ha la possibilità di sentirsi responsabili del proprio patrimonio comunitario, materiale e immateriale. Per questo ritengo che i ragazzi vadano coinvolti fin da piccoli nella conoscenza e nella custodia del loro patrimonio, perché se ne saranno custodi da bambini continueranno a esserlo da grandi, avendone rispetto. 
Con un atteggiamento di rispetto reciproco, di valorizzazione, di coinvolgimento possiamo seminare e raccogliere in seguito i frutti di una società migliore. Ci vorrà tempo, ma è la strada giusta.