Pontone Francesca

Località: Lazio / Cervaro
Intervista conoscitiva

Come costruisci la gentilezza nella tua comunità locale?

“Il vero modo per essere felici è quello di donare la felicità agli altri”.

Tanti anni fa, l’incontro con lo scoutismo, ha dato un’impronta fondamentale alla mia vita ed al modo di  relazionarmi con l’altro.

Da 20 anni educo generazioni di giovani del mio paese a “lasciare il mondo migliore di come lo hanno trovato” attraverso i principi di pace, fratellanza, solidarietà universale e cittadinanza attiva.

Attualmente, sono Assessore alle politiche sociali ed all’istruzione nel Comune di Cervaro.

Il “mi sta a cuore” contraddistingue ogni passo dell’attività amministrativa.

Credo fermamente che un’ Istituzione che si prende cura del più debole e dei più piccoli, sia un seme di speranza destinato a germogliare per il bene comune.

Da piccolo chi è stato il tuo esempio di gentilezza?

Robert Baden-Pawell, il fondatore dello scoutismo.

“Come Scouts siete impegnati a compiere almeno una Buona Azione ogni giorno. […] Quando vi alzate al mattino ricordatevi che avete una Buona Azione da compiere a vantaggio di qualcuno durante la giornata. Fatevi un nodo al fazzoletto per ricordarvene. Se mai vi capitasse di aver dimenticato un giorno la Buona Azione, il giorno successivo ne dovrete fare due. Pensate che nella Promessa Scout vi siete impegnati sul vostro onore a compierla. […] [la buona azione] deve essere compiuta ogni giorno, ed ha valore soltanto se non avrete accettato in cambio una ricompensa.”

Baden-Powell riteneva che fosse questo il dovere principale richiesto dallo scautismo: adempiere al dovere verso gli altri rende felici e soddisfa anche il dovere verso noi stessi.

Il fine di questo punto non è definito tanto come l’atto in sé ma più che altro come il prestare sempre attenzione al riconoscere i momenti in cui si può dare una mano e l’adoperarsi sempre per aiutare il prossimo col massimo della volontà e il totale dissociarsi dall’egoismo.

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi concittadini?

“ECCOMI”. Come segno del mettermi a disposizione

Come può la gentilezza rendere più unita la comunità mettendo al centro i bambini?

I bambini sono i cittadini del domani. Se “si educa da piccoli a diventare grandi” con pratiche di gentilezza, allora non sarà unita solo la comunità locale. La gentilezza, smuovendo le coscienze, potrebbe diventare consuetudine di un modus vivendi ed essere davvero la base su cui costruire un mondo di pace.

Quando un cittadino si comporta con maleducazione verso la comunità, come lo correggeresti con la gentilezza?

Con la cosiddetta Correzione fraterna.

Colui che ama, ha veramente a cuore il bene del fratello e lo corregge con umiltà, perché riconosce anche in sé la debolezza dello sbaglio, e sa quindi accogliere la correzione che a sua volta gli viene fatta, non solo, ringrazia perché riconosce il beneficio ricevuto.

Noi siamo chiamati ad essere “sentinelle” vigili per il bene del fratello. E’ questa una espressione usata  dal pontefice, ora beato Giovanni Paolo II, nel raduno dei giovani per la giornata mondiale a loro dedicata.

Espressione concreta di questo “sentirsi corresponsabili” del bene del fratello che percorre la nostra stessa strada è appunto la correzione, cioè il richiamo fatto con amore e per amore al fratello che sbaglia.

Come Assessore alla Gentilezza, cosa significa per te essere un costruttore di gentilezza?

Significa poter affrontare, in periodo di profonda crisi valoriale, temi fondamentali per il benessere della comunità.

Significa auspicare ad una rivalutazione di ciò che è essenziale per stare bene con se stessi e con gli altri e di ciò che invece può essere considerato superfluo o addirittura controproducente per il bene comune.

Significa che l’Amministrazione Comunale può e deve essere testimone attivo di comportamenti positivi affinchè possa accrescere il senso di appartenenza dei cittadini alla realtà locale.

Significa che se seminiamo il bene, raccoglieremo i frutti del bene.