Malvermi Alessandra

Località: Lombardia
Ente: Imprenditore
Intervista conoscitiva

Come costruisci la gentilezza nella tua comunità lavorativa?

Per me la gentilezza è innanzitutto una filosofia di vita che pone al centro l’empatia; è come una seconda pelle che, a differenza di un abito non si indossa in base alle occasioni, ma ti rimane addosso e ti contraddistingue. Una volta acquisita questa consapevolezza, il gioco è fatto.

Consentirne la libera espressione, dare spazio, ascoltare e restituire un feedback costruttivo; queste sono le pratiche che applico e promuovo quotidianamente all’interno della mia agenzia, in primis, e in tutto l’ecosistema che la circonda. Credo che la comunicazione debba basarsi su un rapporto win-win in cui non ci sono vincitori né vinti, ma persone e sistemi che si confrontano e interagiscono in prefetto equilibrio relazionale.

Da piccolo chi è stato il tuo esempio di gentilezza?

“Gentilezza è mezza bellezza” diceva mia nonna, donna risoluta e fortemente assertiva che ha cresciuto quattro figli, accudito tre nipoti e due pronipoti, senza che l’abbia mai sentita alzare la voce una sola volta. Ricordo di lei il garbo ed il sincero interesse nei confronti degli altri, una grande capacità di ascolto e di accoglienza, nonché di mediazione. Mia nonna trovava sempre il modo di conciliare gli interessi di tutti, con grande senso pratico e un pizzico di savoir-faire. Il tutto con suadente affabilità.

Come può la gentilezza sul lavoro contribuire ad accrescere il benessere dei lavoratori e la produttività?

La gentilezza è la manifestazione più immediata del rispetto. Entrambi questi valori sono un presupposto essenziale senza il quale non possono esistere né vera relazione né apprendimento. In questo senso la gentilezza favorisce la creazione di un clima positivo e fertile per lo sviluppo di idee, progetti, soluzioni, e per l’espressione del potenziale umano. La gentilezza agisce quindi come catalizzatore e agente di una comunicazione che, intesa come mezzo per unire, crea valore, benessere e sviluppo sostenibile.

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi collaboratori?

“Grazie” è la parola forse più usata da me e dal mio team. Quando esprimiamo gratitudine entriamo in connessione con gli altri, restituendo un feedback. È importante quindi contestualizzare il motivo per il quale stiamo ringraziando per rafforzare comportamenti e pratiche virtuose. E se invece di una circostanza positiva, ci troviamo di fronte ad una critica? Anche in questo caso è bene ringraziare per l’opportunità che si è avuta di chiarire, apprendere, crescere.


Come Imprenditore della Gentilezza, cosa significa per te essere un costruttore di gentilezza?

Essere costruttore di gentilezza per me significa spingersi oltre il “sapere” e il “dire” e arrivare dritto al “fare”. Solo attraverso una condotta coerente è possibile infatti lasciare tracce che altri potranno seguire, se lo vorranno. Non intendo con questo il dover essere impeccabili. Sappiamo infatti quanto mostrare le proprie vulnerabilità ci renda più forti. È importante invece delineare un percorso di senso, tracciare una rotta, favorire un clima positivo in cui le buone pratiche possano attecchire e le contaminazioni virtuose propagarsi.