Boschetti Eleonora

Località: Emilia Romagna
Ente: insegnante Primaria
Intervista conoscitiva

Mi chiamo Eleonora Boschetti. Sono docente di scuola primaria presso l’IC del Mare di Ravenna dall’anno scolastico 1997/98, nel plesso Moretti di Punta Marina Terme.
Credo fermamente nell’importanza dello “star bene a scuola di tutti” (bambini e adulti) e amo progettare attività che coinvolgano diversi linguaggi, verbali e non, specie quello musicale, essendo diplomata in flauto traverso e avendo svolto per diversi anni attività di insegnamento e animazione musicale.

La gentilezza è alla base dello star bene di tutti poiché equivale a rispettare gli altri, a sentirsi rispettati e consente di realizzare veramente il famoso “I care” di don Milani, permettendoci di mettere a proprio agio ogni singolo, specie quelli che presentano una qualsiasi forma di particolarità, dal disagio socio- economico, all’essere diversamente speciale, all’avere la necessità di essere curati in modo individualizzato.

Da piccola chi è stato il tuo “insegnante” di gentilezza?
Il mio miglior insegnante di gentilezza, fin da quando ero piccola, è stato mio padre: una persona sempre disponibile ad aiutare gli altri, a donare sorrisi, a cercare di soddisfare le esigenze di tutti. La sua frase più frequente era: “Hai bisogno?” e con questa frase tutti si sentivano rassicurati perché sentivano la sua infinita disponibilità ad essere aiutati, sia materialmente, sia psicologicamente, con la sua vicinanza, “la sua cura”. Cercava sempre di superare le difficoltà, i dissidi attraverso il dialogo e i sorrisi, mai con la prepotenza.

Come insegni agli alunni la gentilezza?
In realtà cerco di essere sempre attenta ad essere io stessa gentile, in quanto credo che Sono molto attenta al come si relazionano i bambini sia con i coetanei, sia con gli adulti, cercando di farli riflettere sui loro comportamenti e guidandoli a capire che con la gentilezza si vive meglio. Cerco anche di lasciare loro molte possibilità per esprimere se stessi, le loro opinioni, ma anche per sbagliare, non demonizzando gli errori, ma facendoli cogliere come un modo per “far meglio la prossima volta”.

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi alunni?
Uso molto frequentemente “Sono fiera di te!” oppure “Se avete bisogno, sono qua!”

Come può la gentilezza aiutare i bambini a vivere la scuola più serenamente?
Vivere con persone gentili fa sentire accolti, curati e questo rassicura e aiuta a vivere meglio, condizione indispensabile per attivare l’apprendimento. Non è possibile apprendere dove non
ci si sente liberi di essere se stessi, dove si ha paura di essere ripresi o derisi per il proprio modo di essere, fare, pensare e sbagliare. Come ho già detto la gentilezza è una forma di cura
verso gli altri e attraverso un modo di fare gentile è possibile formare una squadra che collabora, partecipa, rispetta. Educare alla gentilezza significa, come dice D. Lucangeli, “Far
scattare la scintilla dell’emozione”…senza emozioni non c’è coinvolgimento e non ci può essere apprendimento.” Educare la mente senza educare il cuore significa non educare affatto”
(Aristotele)

Quando un alunno sbaglia, come lo correggi con la gentilezza?
Come ho detto precedentemente, il riuscire ad accettare un errore senza demonizzarlo è uno dei migliori gesti che un insegnante possa fare nei confronti dei propri alunni. In questo senso,
è molto utile utilizzare forme di autocorrezione e autovalutazione, guidando l’alunno nella  comprensione dell’errore effettuato e nella ricerca di strategie che permettano di superarlo.