Cefalo Stefania

Località: Lazio
Ente: Insegnante infanzia
Intervista conoscitiva

Da piccola chi è stato il tuo “insegnante” di gentilezza?

I miei nonni, mi hanno sempre insegnato i valori del rispetto per gli altri e per le cose.

Come insegni agli alunni la gentilezza?

L’esempio è fondamentale. Presto attenzione e ascolto ai miei alunni, cerco di farli stare bene tutti. Hanno imparato a “litigare bene” e a trovare una soluzione che faccia il bene di tutti. Uso il metodo della panchina del litigio , facciamo giochi in cui si sperimenta l’ascolto del silenzio. Ci prendiamo cura degli spazi interni come forma di gentilezza e condivisione dei beni comuni. Ci prendiamo cura dell’orto e del giardino in segno di rispetto dell’ambiente.

Uso la Token economy per premiare gesti gentili dei bambini. Chi compie un gesto gentile riceve un timbro a forma di cuore.

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi alunni?

Vi voglio bene.  Dalla bocca dei “girasoli ” escono solo parole che profumano di fiori. (la mia sezione è la sezione dei girasoli).

Come può la gentilezza aiutare bambini e ragazzi a vivere la scuola più serenamente?

Essere gentili  significa imparare ad usare le parole e a compiere gesti che non offendono gli altri.  Fatto da ogni bambino e adulto, vuol dire creare un ambiente sereno, accogliente .

Quando un alunno sbaglia, come lo correggi con la gentilezza?

L’alunno che sbaglia va insieme al bambino che ha subito il torto a parlare di quello che è successo in un angolo allestito a tal fine, che abbiano chiamato la panchina del litigio. I bambini raccontano il loro punto di vista sull’accaduto poi quando si sono “chiariti” vanno  dalla maestra a spiegare tutto.

Cosa significa per te essere costruttore di gentilezza?

Creare occasioni per praticare gentilezza. Essere esempio e modello di buone pratiche. Condividere e raccontare  gli effetti positivi che si ottengono dal praticare gentilezza. Costruire “ponti” di valori umani che ci portano a creare un futuro migliore, fatto di persone che si “capiscono” reciprocamente.