Di Michele Elisa

Località: Lazio
Ente: Insegnante Nido
Intervista conoscitiva

Da piccola chi è stato il tuo “insegnante” di gentilezza?

Non saprei dire chi, nello specifico, sia stato il mio insegnante di gentilezza perché ho avuto la fortuna di avere genitori e maestri sempre molto attenti a mostrare ed insegnare, il rispetto per gli altri e per i propri sentimenti.

Come insegni agli alunni la gentilezza?

Quello che cerco di fare anche io nel mio piccolo, aiutando i bambini a comprendere l’importanza della gentilezza, intesa come gentilezza di intenti, di ascolto e risposta.

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi alunni?

Con i bambini del nido è normale utilizzare le parole gentili grazie, scusa, buongiorno, ti voglio bene… Ed è sempre molto scontato vedere adulti che chiedono ai bambini “come si dice per chiedere qualcosa”, ” Come si dice quando ti danno qualcosa” , molto meno naturale è aspettarsi altrettanto dagli adulti.

Come può la gentilezza aiutare i bambini a vivere la scuola più serenamente?

Per questo, quando si compie un atto gentile nei confronti di un bambino, si nota subito la sorpresa e l’effetto benefico di ricevere un’attenzione ormai per nulla scontata, ma sempre molto apprezzata.  E dato che un singolo atto di gentilezza ha un triplice effetto perché produce ossitocina (l’ormone del benessere) in chi lo agisce, in chi lo subisce e in chi vi assiste; con un minimo impegno giornaliero si può ottenere una pandemia di benessere, e in un ambiente così, per i bambini, è facile interiorizzare la gentilezza ed agirla di conseguenza, oltre a sperimentare il conseguente ben-essere!