Pirruccio Vito

Località: Calabria
Ente: Dirigente Scolastico
Intervista conoscitiva

Da piccolo chi è stato il tuo “insegnante” di gentilezza?

La mia maestra di Scuola Elementare Ernesta MATOZZO. Ai miei tempi vi erano le punizioni corporali, ma si notava benissimo che la maestra Matozzo (allora la maestra veniva chiamata per cognome) non condivideva questo metodo. Pertanto, prima di eseguire la punizione, ci faceva riflettere sull’accaduto e, solo in caso di mancato pentimento, ne dava esecuzione. Comunque, guidava l’approccio al pentimento e la punizione era l’extrema ratio.

Come insegni agli alunni la gentilezza?

Come tutti i valori comportamentali è con la pratica dell’esempio che si insegna, per cui, anche oggi nel mio ruolo di dirigente, pur avendo meno contatto diretto con gli alunni, strutturo il mio approccio con gli alunni e con gli altri improntando il rapporto sul piano del rispetto reciproco, senza evidenziare che il mio comportamento scaturisce dal ruolo e senza alcun paternalismo. L’alunno deve comprendere di trovarsi dinanzi ad un suo educatore, ma che nel comportamento il rispetto è tra uguali al di là del rapporto minore-adulto.

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi alunni?

Per favore.

Come può la gentilezza aiutare i bambini a vivere la scuola più serenamente?

La gentilezza è tutto. È la fonte della serenità. Significa far sentire l’altro responsabile a pari titolo nel rapporto. Anche colui il quale approfitta della gentilezza altrui, se incalzato dalla gentilezza verrà disarmato della sua arroganza.

Quando un alunno sbaglia, come lo correggi con la gentilezza?

Facendoli comprendere, attraverso un ritorno sull’accaduto, che non vorrebbe trovarsi nei panni di chi ha subito la sua mancanza di gentilezza. Soprattutto, assegnandogli la punizione dovuta (ad esempio, anche la più dura, l’allontanamento momentaneo dalla scuola), perché la gentilezza non deve mai cadere nell’errore del perdonismo e la punizione, con la sua dose rieducativa, serve a far riflettere sul male arrecato, piccolo o grande che sia.

La gentilezza post, in caso di punizione, consiste nel rapportarsi con chi ha sbagliato senza essere prevenuti: chi sbaglia non vuol dire che deve continuare a sbagliare, anzi, occorre restituire all’errante l’idea della fiducia riconquistata.