Ruocco Mariasole

Località: Lazio
Ente: Insegnante secondaria 1 grado
Intervista conoscitiva

Da piccola chi è stato il suo insegnante di gentilezza?

Sicuramente la persona più gentile, generosa e altruista, grande esempio della mia infanzia e della nella vita adulta, è stata mia zia teresa, suora dell’ ordine carmelitano. Da lei ho imparato cosa vuol dire rimanere “aperti” verso gli altri e fiduciosi verso il mondo, malgrado le prevedibili delusioni e i possibili torti.

Come insegni agli alunni la gentilezza?

Il più grande strumento di esercizio della gentilezza nelle mie classi è sempre la condivisione: dei materiali, degli strumenti, delle conoscenze. Cerco di costruire una sana relazione tra pari dove lo scambio sia alla base di tutto. Insegno una gentilezza pratica e non solo formale. Le belle parole della gentilezza devono essere sempre sostenute da un cuore disponibile.

Una parola che usi sovente con i tuoi alunni?

Amo assegnare ai miei ragazzi molti compiti da svolgere anche di natura pratica: la distribuzione dei libri, il ritiro delle prove di verifica, innaffiare le piante sul davanzale, cancellare la lavagna etc.… ogni volta le mie richieste sono accompagnate dalla parola “per cortesia”.

Come può la gentilezza aiutare bambini e ragazzi a vivere la scuola più serenamente?

La gentilezza non si esprime solo attraverso le parole, ma anche attraverso gesti, pratiche e toni di voce. Essere gentili vuol dire essenzialmente creare un’ atmosfera dove l’ altro può sentirsi libero di essere pienamente se stesso, senza sentirsi aggredito e certo che qualsiasi reazioni è comunque sempre filtrata e calibrata. La gentilezza aiuta a scacciare via ansie e paure e sentirsi a proprio agio.

Quando un alunno sbaglia, come lo correggi con gentilezza?

Qualsiasi correzione impetuosa, energica, brusca può generare una chiusura da parte dell’altro. Iniziare invece un rimprovero facendo comprendere all’allievo che siamo tutti umani fragili e che sbagliare è una condizione naturale, utilizzando parole gentili e un tono disteso è sicuramente una buona premessa per fargli comprendere l’errore commesso, invitarlo ad essere più consapevole e attento.

Cosa significa per te essere costruttori di gentilezza?

Significa impegnarsi a portatore avanti una missione che potrebbe non dare i suoi frutti immediatamente, perseverando comunque. In altre parole, come recita il mio motto: piantare alberi dove, magari, altri troveranno ristoro.