Tuccio Loredana

Località: Lazio
Ente: Insegnante Nido
Intervista conoscitiva

Da piccola chi è stato il tuo “insegnante” di gentilezza?

I miei genitori ed una mia zia paterna, sorella di mio padre, sono stati per me grandi esempi di gentilezza. Mio padre, un “uomo d’altri tempi” come si suol dire, molto ossequioso nei gesti: apre sempre la porta per far entrare prima le donne ed i bambini, si alza per cedere il suo posto, a tavola versa da bere prima agli ospiti. Tutt’oggi quando telefono a casa dei miei genitori, mi ringraziano per averli pensati. Tutto ciò mi insegna giornalmente a non dare mai nulla per scontato, anche una semplice telefonata.

Come insegni agli alunni la gentilezza?

Avendo imparato dall’esempio, io ripropongo l’esempio, cercando di trasmettere gentilezza nella quotidianità dei gesti e delle parole, infatti quando mi rivolgo ai miei bambini inizio sempre qualsiasi frase con “per favore” (vi mettete in fila, vi mettete seduti ….). Quando ci sediamo per il pranzo, per esempio, cantiamo una breve canzoncina di rito in cui ringraziamo la cuoca che “anche oggi ci fa mangiare”, subito dopo ringraziamo anche la signora che ci sta servendo il pranzo.Poi io dico ” buon appetito” e loro rispondono “piatto pulito”.

Una parola gentile che usi sovente con i tuoi alunni?

Raramente chiamo i miei piccoli alunni con il loro nome di battesimo, uso dei nomignoli affettuosi come “amore”, “polpettina”, “principessa”, “cucciolo”, “pulcina” “amorino”, “gioia” e tanti altri.

Come può la gentilezza aiutare i bambini a vivere la scuola più serenamente?

Respirare gentilezza rende tutto più armonioso, cerco di curare molto la relazione con le colleghe con cui lavoro perché credo che se c’è gentilezza e rispetto quando ci si rivolge l’una a l’altra, si crea un’alchimia magica che potenzia tutto ciò che si fa,  questo i bambini lo percepiscono fortemente rispondendo a queste vibrazioni positive con grande entusiasmo e collaborazione vivendo la scuola in modo sereno.

Quando un alunno sbaglia, come lo correggi con la gentilezza?

Quando succede che un bambino o una bambina sbaglia, dato che tutti sbagliamo ed è imparando dagli errori che possiamo migliorarci, la mia correzione passa attraverso parole e toni pacati. Spesso, chi viene corretto si mortifica, quindi, per raggiungere l’obiettivo (correzione) cerco di distinguere in modo chiaro, la persona dall’azione che bisogna correggere. Inoltre, se si è creato con l’insegnante un rapporto d’amore, l’alunno cercherà di comportarsi bene per non addolorare l’insegnante, poi capirà meglio che quella determinata cosa non si fa , ma la chiave vincente è far passare il messaggio sempre attraverso l’amore.