Costruiamo Gentilezza

Fornasini Davide

Località: Lombardia / Siziano
Intervista conoscitiva

Associato n° 10 / 2025

Di cosa ti occupi?
Sono un Ambasciatore della Pedagogia Del Bello, Custode Del Gioco, Educatore e Formatore. Sostengo il “Manifesto della Pedagogia del Bello” e il “Manifesto Del Gioco”, realtà europee attive che promuovono l’apprendimento permanente, l’inclusione sociale, la cittadinanza attiva, la consapevolezza, la sostenibilità, la sensibilizzazione sulle conseguenze della deprivazione da gioco nelle sfera personale, relazionale, sociale e psichiatrica.
Diffondo una sana Cultura del Gioco nelle famiglie, nelle comunità, nelle scuole e nelle aziende. Utilizzo il gioco come tecnologia sociale per favorire lo sviluppo e il potenziamento di competenze nell’ambito personale, interpersonale, lavorativo, educativo, formativo e psicologico.
Lavoro nell’ambito della videocomunicazione in un’azienda internazionale che opera nel campo delle infrastrutture per l’energia.Una proposta per costruire gentilezza che proponi come socio di cor et amor?

Conduco in alcune biblioteche dei percorsi di Consapevolezza attraverso il gioco, per bambini e ragazzi. Questo mio progetto, finanziato da Regione Lombardia e patrocinato dal Comune di Siziano è gratuito per le famiglie. L’efficacia e il successo di questa esperienza in evoluzione continua mi spingono a continuare a progettarla anche come socio di Cor et Amor.
Cosa significa per te essere un ambasciatore di Costruiamo Gentilezza?
Significa aver trovato nuovamente nella mia vita una risposta e una conferma. Credo moltissimo nel potere della Gentilezza, sia come tratto della personalità che come competenza, ed essa permea i miei intendimenti.
Come promuoverai Costruiamo Gentilezza sul tuo territorio?
Continuando a progettare e organizzare occasioni di gioco, di crescita, di ascolto e di gentilezza consapevoli, dialogando con le istituzioni, dandone evidenza nel mio gruppo privato Facebook “Ludoteca d’Asporto” (https://www.facebook.com/groups/ludotecadasporto) e praticando il “Linguaggio Giraffa” ovvero la Comunicazione Non Violenta promossa dall’Associazione Campus del Cambiamento (i cerchietti che indossiamo in foto io e la carissima Amica Francesca Acampora, anch’ella Ambasciatrice di Bellezza e Custode Del Gioco, hanno proprio questo significato).
Una regola di gentilezza che è importante conoscere?
Praticare l’auto-compassione, importante per essere gentili con sé stessi e autenticamente con gli altri. Non è semplice e la si confonde con l’auto-assoluzione a priori, quando invece è riconoscere i propri errori, i propri fallimenti, le proprie difficoltà e crescere da queste esperienze attraverso comportamenti di accoglienza e gratitudine per sé e per gli altri.
Inoltre Giocosità e Gentilezza sono un binomio trasformativo!
Cosa significa essere associato a Cor et Amor?
Sento autenticità nel coltivare la Gentilezza: essa abita il Cuore e si esprime attraverso l’Amore nelle sue molteplici forme e direzioni.
Come è comparsa la gentilezza nella tua vita?
Da momenti di sofferenza e momenti di gioia, riconoscendola non come una variabile, ma una costante nei processi di elaborazione e cambiamento.
Chi rappresenta per te un buon esempio di gentilezza?
Tre figure importanti per la mia educazione alla Gentilezza sono state Fabio Antolini, il mio professore di Letteratura al Liceo, Gigi Pedroli, mio Maestro dell’Arte dell’Incisione, e Andrea Caruso, Padre Francescano sotto la cui guida sono diventato Educatore.
Una citazione sulla gentilezza che ricordi volentieri?
E’ dello scrittore Enrico Galiano:
“Li riconosci subito quelli che hanno avuto un vero dolore e non perché sono più cattivi, non perché hanno la scorza più dura: io non li sopporto quelli che con la scusa del dolore diventano più cattivi.
– Se un dolore ti ha reso più cattivo, l’hai sprecato – ho letto da qualche parte.
No, il vero tratto distintivo di chi ha sofferto per davvero è che, in fondo, è gentile.
C’è come un velo di clemenza sopra tutti i gesti, chi ha sofferto davvero non infierisce mai, non calpesta, sta attento a tutto, osserva, se può evita di ferire e se non può preferisce ferire sé stesso; la voce gli si colora di un soffio mite di calore, non urla più e se lo fa, lo fa solo contro il vento.
Chi ha sofferto davvero è diverso perché è disarmato, esce senza la pistola, sorride leggero, scherza tutto il tempo, non fa sempre a gara, chiede scusa, cammina in punta di piedi.
E ride, ride un sacco, più di chiunque altro.”