Costruiamo Gentilezza

Le Parole Gentili nei Luoghi di Cura: Il Coraggio di Dire “Ho bisogno di aiuto”

Durante il laboratorio I Giochi della Gentilezza, condotto dal prof. Luca Nardi, esperto in gentilezza applicata, e dall’ing. Luigi Piatti, presidente di Radio Spazio Ivrea, presso la Facoltà di Infermieristica di Ivrea, gli studenti del primo e del secondo anno hanno partecipato a un’esperienza formativa centrata sull’importanza e sull’uso delle parole gentili nei contesti di cura e tra operatori socio-sanitari.

Nel corso del laboratorio è stato proposto un sondaggio a 98 studenti per esplorare la loro percezione in merito alla conoscenza, all’uso e agli effetti delle parole gentili nella quotidianità, con particolare attenzione al coraggio necessario per pronunciarle. Le parole prese in esame sono state: “Ti posso aiutare?”, “Come stai?”, “Sei bravo/a”, “No, grazie”, “Ti voglio bene”, “Scusa” e “Ho bisogno di aiuto”. Per ciascuna è stato chiesto agli studenti di indicare quanto coraggio, secondo loro, serve per dirla, scegliendo tra: “non serve”, “poco”, “abbastanza” o “molto”.

I risultati emersi sono stati significativi. In particolare, la parola percepita come più difficile da pronunciare è risultata essere “Ho bisogno di aiuto”, con il 48,98% dei partecipanti che ha risposto “molto”. A seguire, “Ti voglio bene” con il 28,57% e “Scusa” con il 26,53%. Al contrario, “Come stai?” è risultata la più semplice, con solo il 4,08% di risposte “molto”, seguita da “Ti posso aiutare?” e “Sei bravo/a”, entrambe con il 6,12%. Questo suggerisce che maggiore è il grado di vulnerabilità o di coinvolgimento personale richiesto dalla parola, maggiore è anche il coraggio necessario per pronunciarla.

Ecco l’ordine delle parole in base al coraggio che, secondo gli studenti, serve per dirle:

  • Ho bisogno di aiuto – Molto: 48,98%

  • Ti voglio bene – Molto: 28,57%

  • Scusa – Molto: 26,53%

  • No, grazie – Molto: 18,37%

  • Sei bravo/a – Molto: 6,12%

  • Ti posso aiutare? – Molto: 6,12%

  • Come stai? – Molto: 4,08%

Questi dati sollecitano una riflessione importante: le parole che richiedono più coraggio sono proprio quelle che esprimono vulnerabilità, bisogno o affetto autentico. Spesso evitate per timore di apparire deboli o fuori luogo, sono invece le più potenti nel costruire relazioni sane, nell’attivare l’empatia e nel promuovere un clima positivo nei contesti di cura.

Se queste parole venissero usate più spesso e con naturalezza, il tessuto delle relazioni personali e professionali potrebbe migliorare sensibilmente. I contesti sanitari, in particolare, trarrebbero grande beneficio da un linguaggio gentile e autentico, capace di generare fiducia e benessere, sia tra colleghi sia nel rapporto con i pazienti.

Questo sondaggio si inserisce in un percorso più ampio di educazione alla gentilezza, portato avanti con coerenza e passione all’interno della Facoltà di Infermieristica di Ivrea. Un’iniziativa che dimostra come anche nel mondo accademico e professionale si possa dare spazio a valori umani fondamentali, capaci di migliorare la qualità della vita e delle relazioni. Perché, come dimostra l’esperienza degli studenti, la gentilezza è un atto semplice, ma serve coraggio per metterla in pratica.

Coordinamento Costruiamo Gentilezza