Costruiamo Gentilezza

Adriano Olivetti e la comunità: una lezione che continua a vivere

A Ivrea, all’Officina H, un incontro con Pino Ferlito, 93 anni, per riscoprire il valore della comunità nella visione di Adriano Olivetti

Cosa significa essere e fare comunità? Una risposta a questa domanda aveva provato a darla, con straordinaria lungimiranza, Adriano Olivetti, non soltanto attraverso la sua impresa, ma costruendo strutture, contenuti, relazioni e persino un vero e proprio movimento culturale e politico.

La sua storia, le sue intuizioni e la sua visione rappresentano oggi uno dei riferimenti culturali del progetto nazionale Costruiamo Gentilezza, che individua proprio nel concetto di comunità una delle proprie principali radici. Il progetto nasce con l’obiettivo di creare strumenti concreti da mettere a disposizione delle comunità, favorendo il benessere e la qualità della vita di tutti i cittadini.

Per questo motivo, conoscere ciò che la comunità rappresentava per Olivetti significa anche riscoprire un patrimonio culturale capace di offrire chiavi di lettura ancora attuali e utili per imparare a vivere meglio insieme, guardando al futuro e all’evoluzione delle nostre comunità.

È con questo spirito che questa mattina, presso il polo formativo dell’Officina H di Ivrea, una delle sedi storiche dell’Olivetti, si è svolto un incontro particolarmente significativo. L’occasione è stata la presenza a Ivrea di Anna Vitiello, ambasciatrice di Costruiamo Gentilezza, insieme al prezioso supporto tecnico della speaker di Radio Spazio Ivrea Daniela Negro.

Ho avuto l’onore di intervistare Pino Ferlito, dinamico signore di 93 anni che ha avuto la possibilità di conoscere personalmente Adriano Olivetti e di collaborare con lui.

Ascoltare Ferlito raccontare il giorno in cui, appena ventenne, fu convocato da Adriano Olivetti e lo incontrò per la prima volta è stata un’emozione profonda. Nel suo racconto, nel suo sguardo e nelle sue parole è riemerso un pezzo di quella storia che ancora oggi continua a interrogare il nostro presente.

Olivetti lo aveva chiamato per affidargli un compito tutt’altro che semplice: creare un centro comunitario a Cuorgné. Un’impresa difficile, dalla quale Ferlito sarebbe però uscito trionfante, portando avanti un’esperienza che avrebbe segnato profondamente il suo percorso umano e professionale.

La sua è una storia strettamente intrecciata con quella dell’Olivetti: ha lavorato in azienda, è stato sindacalista di comunità, giornalista e autore di libri dedicati proprio ad Adriano Olivetti e al Movimento di Comunità.

Durante l’intervista è stato un vero e proprio fiume di parole: racconti, esperienze, analisi lucide, riflessioni critiche e costruttive sugli strumenti attraverso i quali Olivetti cercava di costruire comunità.

Tra questi emergevano elementi che ancora oggi possono apparire sorprendentemente moderni: la bellezza, la cultura, l’ascolto e la partecipazione.

Ferlito ha raccontato le profonde differenze tra il modello Olivetti e quello di molti altri imprenditori dell’epoca. Ha ricordato, con particolare efficacia, come in quella realtà fossero talvolta i sindacati a dover “seguire il padrone”, perché Adriano Olivetti era capace di anticipare temi e istanze sociali che sarebbero diventati centrali soltanto successivamente.

Olivetti, infatti, amava ascoltare le persone e ciò che avevano da proporre. La fabbrica non era pensata soltanto come luogo di produzione, ma come uno spazio nel quale la persona potesse crescere, incontrarsi e sentirsi parte di una comunità.

Anche la presenza dell’arte e della cultura negli ambienti di lavoro aveva un significato preciso. I quadri di importanti autori presenti nelle fabbriche non erano semplicemente elementi decorativi: erano strumenti attraverso i quali portare la bellezza nella quotidianità dei lavoratori, favorendo quella contaminazione culturale che rappresentava uno degli aspetti più originali della visione olivettiana.

Sono emerse tantissime informazioni e testimonianze che presto diventeranno un podcast, realizzato e condiviso attraverso Radio Spazio Ivrea, affinché possano essere messe a disposizione della collettività.

Un patrimonio di conoscenze che può diventare uno strumento prezioso anche per il progetto nazionale Costruiamo Gentilezza, perché costruire comunità significa anche conoscere le esperienze di chi, prima di noi, ha provato a immaginare e realizzare un modo diverso di stare insieme.

L’incontro con Pino Ferlito ci ricorda inoltre quanto le persone anziane possano rappresentare una risorsa straordinaria per le comunità. La loro memoria non è soltanto un patrimonio del passato: è una chiave per comprendere il presente e, soprattutto, per progettare il futuro.

Raccogliere queste testimonianze, ascoltarle e condividerle significa quindi costruire un ponte tra generazioni.

E, forse, proprio questa è una delle forme più autentiche di comunità: ascoltare chi ci ha preceduto per poter costruire, insieme, ciò che ancora non esiste.

Grazie a Pino Ferlito, ad Anna Vitiello, a Daniela Negro e a tutte le persone che hanno reso possibile questa splendida opportunità di incontro, ascolto e crescita condivisa.