Costruiamo Gentilezza

Frank Caprio, il giudice della gentilezza. Intervista all’Avv. Daniela Puzone: “La giustizia è più forte quando resta umana”

È scomparso all’età di 88 anni Frank Caprio, noto in tutto il mondo come “il giudice dal cuore grande”. Con lui se ne va non solo un uomo di legge, ma un simbolo vivente di come la gentilezza possa essere parte integrante della giustizia. La notizia della sua morte, annunciata sulla sua pagina Instagram ufficiale, ha commosso milioni di persone che avevano imparato a conoscerlo attraverso le sue sentenze, capaci di unire fermezza e umanità.

Per Caprio, giudicare non significava solo applicare la legge, ma anche ascoltare, comprendere e – quando possibile – perdonare. Con il programma Caught in Providence, diventato virale in tutto il mondo, ha mostrato come la giustizia possa essere esercitata senza rinunciare all’empatia e al rispetto per la dignità umana. Le sue udienze, viste oltre un miliardo e mezzo di volte, sono diventate un esempio concreto di come gentilezza e autorità possano convivere nel lavoro giudiziario. (fonte TRTGLOBAL)

In questo contesto di riflessione sulla gentilezza nella giustizia, abbiamo rivolto alcune domande all’Avvocato Daniela Puzone, Assessore alla Gentilezza del Comune di Mugnano di Napoli e Ambasciatrice di Costruiamo Gentilezza, per capire come i valori incarnati dal giudice Caprio possano essere tradotti nel sistema giuridico italiano e nella quotidianità dei tribunali.

1. In che modo, secondo te, la gentilezza può migliorare l’applicazione della legge?
La gentilezza può migliorare l’applicazione della legge perché la rende più umana e credibile: è uno strumento per creare spazi di riscatto, fa percepire le decisioni come più eque e avvicina le Istituzioni ai cittadini. La professionalità e la sensibilità degli operatori del diritto diventano così una risorsa di democrazia e di speranza, perché la giustizia è più forte quando resta umana.

2. In Italia esistono esempi noti di giudici che adottano un approccio simile a quello del “giudice gentile” americano?
Anche al di fuori della notorietà, in Italia ci sono molti magistrati che operano con sensibilità e attenzione umana, penso in particolare ai tribunali minorili e al contesto delle mediazioni familiari. In questo senso, la gentilezza diventa un vero e proprio metodo di gestione dei conflitti. Gianrico Carofiglio, ad esempio, ha riflettuto sulla “gentilezza come metodo di gestione dei conflitti”.

3. La gentilezza viene insegnata nei corsi di giurisprudenza o in altri percorsi di formazione giuridica?
Negli studi di giurisprudenza e nella formazione post-universitaria si apprende che il diritto non è mera applicazione della legge, ma richiede anche competenze come equità, correttezza ed, implicitamente, gentilezza. Anche se la “nozione di gentilezza” non è esplicitamente presente nei programmi, essa è sottesa nella funzione rieducativa della pena, nell’equilibrio contrattuale, negli istituti di partecipazione del diritto amministrativo.

4. Quale pratica concreta e gentile proporresti per migliorare i rapporti umani all’interno di un tribunale?
Il linguaggio tecnico-giuridico, pur essendo necessario tra giuristi, spesso crea una barriera per i cittadini. Rendere le decisioni più comprensibili è una forma di gentilezza che contribuisce a rafforzare fiducia e comprensione. Allo stesso modo, la gentilezza nell’ascolto può diventare uno strumento efficace per sviluppare mediazione e pratiche conciliative.

5. Come può essere declinata la gentilezza nella pratica giuridica? Come ti immagini un giudice gentile? E un pubblico ministero? Un avvocato?
Un giudice gentile è colui che ascolta con attenzione e utilizza un linguaggio comprensibile. Ricorda sempre che dietro ogni fascicolo ci sono persone. Nei processi per violenza sulle donne, ad esempio, evita la vittimizzazione secondaria, tutela la dignità della vittima e riduce ulteriori traumi.
Un pubblico ministero gentile è attento a non esercitare il proprio ruolo in modo vessatorio, ma sempre nel rispetto della persona indagata.
Un avvocato gentile difende i propri assistiti con fermezza, evitando però conflitti inutili o atteggiamenti aggressivi.

6. La gentilezza può coesistere con l’autorità e l’imparzialità richieste a un giudice? In che modo?
Sì, assolutamente. La gentilezza non è debolezza: un comportamento gentile può rafforzare l’autorevolezza della giustizia, grazie all’ascolto e al rispetto. Anche l’imparzialità può coesistere con la gentilezza, proprio perché essa si rivolge a tutti nello stesso modo, senza distinzioni o favoritismi.

7. Ritieni che un atteggiamento gentile da parte degli operatori del diritto possa influenzare positivamente la percezione della giustizia da parte dei cittadini?
Sì. La percezione della giustizia non dipende solo dall’esito di una sentenza, ma dal modo in cui si arriva a quella decisione. In Italia, purtroppo, la giustizia è spesso percepita come distante, lenta e soprattutto incerta. La gentilezza, sebbene non possa risolvere i problemi strutturali, può restituire fiducia e contribuire a far percepire la giustizia come più vicina e umana.

La testimonianza dell’Avv. Daniela Puzone conferma quanto la gentilezza, lontana dall’essere un dettaglio secondario, rappresenti oggi una leva etica e professionale per ripensare la giustizia come uno spazio di ascolto, equità e umanità. Un’eredità viva, quella lasciata da Frank Caprio, che può trovare spazio anche nei nostri tribunali.

Coordinamento Costruiamo Gentilezza