Costruiamo Gentilezza

La gentilezza si fa spazio a scuola: a Grosseto tre esperienze per coltivare empatia, ascolto e benessere

Le Giornate Nazionali dei Giochi della Gentilezza 2026 diventano un’occasione per portare la gentilezza nella quotidianità scolastica. A Grosseto, l’insegnante Cristiana Ortis ha coinvolto le classi prime, seconde e terze della scuola secondaria di primo grado in un percorso partecipativo fatto di parole gentili, complimenti e occasioni di riflessione sulle relazioni.

La gentilezza può trasformare gli ambienti, rafforzare i legami e contribuire al benessere di un’intera comunità scolastica. È questo il messaggio che emerge dall’esperienza condivisa da Cristiana Ortis, che ha scelto di dedicare le Giornate Nazionali dei Giochi della Gentilezza 2026 a tre attività differenti, pensate per accompagnare gli alunni nella scoperta del valore delle relazioni positive. Un percorso che ha coinvolto ben 16 classi dell’Istituto Comprensivo Grosseto 6, con proposte calibrate sulle diverse fasce d’età e un filo conduttore comune: imparare a riconoscere, esprimere e mettere in pratica la gentilezza.

Con le cinque sezioni delle classi prime è stata realizzata l’attività “Il Muro delle Parole/Azioni Gentili”. Prendendo spunto dai Walls of Kindness, iniziative di solidarietà diffuse a livello internazionale, gli alunni sono stati invitati a riflettere sul significato della gentilezza e a tradurre i propri pensieri in messaggi concreti. Con grande entusiasmo, i ragazzi hanno riempito di post-it colorati il muro principale dell’atrio d’ingresso della scuola. Il risultato è stato uno spazio trasformato: parole, pensieri e azioni gentili sono diventati un messaggio visibile a tutti, capace di accogliere chi entra nell’istituto e ricordare quotidianamente quanto anche un piccolo gesto possa fare la differenza. La gentilezza è così uscita dalle singole classi per diventare patrimonio condiviso dell’intera comunità scolastica.

Con le cinque sezioni delle classi seconde, invece, la gentilezza ha preso la forma di un riconoscimento positivo dell’altro attraverso “La Sfida dei Complimenti”. L’obiettivo era allenare l’empatia e insegnare ai ragazzi a osservare i propri compagni con uno sguardo più attento e positivo. Ogni studente ha pescato a sorte i nomi di tre compagni, con il compito di scrivere per ciascuno un complimento sincero e specifico. Il momento più significativo è arrivato durante la lettura anonima dei messaggi. Ricevere parole positive, sentirsi riconosciuti e apprezzati dai propri pari ha suscitato emozioni intense. Tanto che molti ragazzi, spontaneamente, hanno sentito il desiderio di svelare la propria identità, dicendo ai compagni: «Questo te l’ho scritto io!». Un’esperienza che ha mostrato quanto sia importante imparare a valorizzare gli altri e quanto un complimento autentico possa contribuire all’autostima e al senso di appartenenza al gruppo.

Per le sei sezioni delle classi terze è stata proposta un’attività più introspettiva, dal titolo “Ti Regalerei…”. Ogni alunno ha scritto il proprio nome in calce a un foglio con questa frase, che è poi passato tra i compagni. Ciascuno era invitato a lasciare un pensiero o a immaginare un dono simbolico da dedicare al proprietario del foglio. Le aspettative erano quelle di creare un momento di condivisione profonda, capace di far emergere affetto, attenzione e significati personali. L’esito, tuttavia, non è stato quello sperato. Molti ragazzi hanno risposto con battute, banalità o contenuti superficiali, senza cogliere pienamente l’occasione di esprimere qualcosa di significativo. Cristiana Ortis racconta questa difficoltà con sincerità, riconoscendo la delusione rispetto alle aspettative iniziali e all’entusiasmo con cui l’attività era stata condivisa anche con i colleghi docenti. Ma proprio questa esperienza offre un’importante occasione di riflessione educativa: la difficoltà degli adolescenti a esporsi emotivamente, a manifestare sentimenti autentici e a superare talvolta il ricorso all’ironia o al cinismo rappresenta un aspetto sul quale continuare a lavorare. Anche quando un’attività non produce il risultato atteso, infatti, può offrire agli insegnanti indicazioni preziose per comprendere meglio i bisogni dei ragazzi e progettare nuovi percorsi di accompagnamento.

Le tre esperienze hanno agito su dimensioni diverse, ma complementari, del benessere scolastico. Nelle classi prime, il Muro delle Parole/Azioni Gentili ha contribuito a rendere gli spazi scolastici più accoglienti, stimolanti e capaci di trasmettere un senso di sicurezza emotiva. Nelle classi seconde, la Sfida dei Complimenti ha favorito l’autostima individuale e la coesione del gruppo, trasformando l’empatia in un gesto concreto e riconoscibile. Nelle classi terze, anche la risposta inaspettata all’attività “Ti Regalerei…” ha permesso di individuare alcune resistenze emotive e di aprire nuove prospettive di lavoro educativo.

Il valore di queste iniziative non si è fermato alle mura scolastiche. Anche le famiglie hanno potuto cogliere, attraverso i racconti dei figli, l’attenzione della scuola verso la cura della persona, l’inclusione e la prevenzione del disagio giovanile. La gentilezza diventa così un ponte tra scuola e famiglia, rafforzando un’alleanza educativa fondata sull’ascolto e sul benessere dei ragazzi.

L’esperienza di Grosseto ci ricorda che educare alla gentilezza significa anche mettersi in gioco, sperimentare, osservare e saper accogliere risultati diversi da quelli immaginati. Non sempre i ragazzi rispondono come ci aspettiamo, ma ogni loro reazione può diventare un punto di partenza per comprendere meglio il loro mondo emotivo e relazionale. Un muro colorato di messaggi, un complimento ricevuto inaspettatamente, ma anche una difficoltà nell’esprimere un pensiero autentico: sono tutti tasselli di un percorso educativo che richiede tempo, fiducia e continuità.

Costruiamo Gentilezza ringrazia sentitamente Cristiana Ortis per aver condiviso questa significativa esperienza delle Giornate Nazionali dei Giochi della Gentilezza 2026. La sua testimonianza dimostra come la partecipazione possa assumere tante forme e come ogni scuola possa contribuire a costruire una comunità più attenta, accogliente e inclusiva.

Perché la gentilezza non è soltanto qualcosa da celebrare in una giornata speciale: è un’abitudine da coltivare ogni giorno, una parola da scegliere, un gesto da compiere e un modo di stare insieme.

Insieme, continuiamo a costruire gentilezza, una classe alla volta!